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Felicità

C'era una volta un re assai ricco e che aveva un figlio amatissimo e per questo molto viziato. Bastava che gli veniva un prurito, il più piccolo o il più assurdo, e immediatamente c'era sempre papà Re che glielo faceva passare: era Re! Questo santo figlio, che poi era da tutti chiamato Principe, però non era mai allegro, mai contento come tutti gli altri ragazzi della sua età. Il re e la regina erano disperati si sarebbero dannati l'anima pur di vederlo sorridere un poco. Tutta la corte, ministri compresi,  furono interpellati e a tutti fu chiesto un consiglio: "Un rimedio, per Giove... Non ci sono regni che valgono il sorriso di un bambino... del mio successore!", continuava a ripetere il papà Re. La regina non aveva che un unico pensiero: "Tu che tutto puoi, aiuta questa povera madre che soffre per questo figlio disgraziato! Se mio figlio il Principe diventerà normale, come tutti i bambini della sua età, io - la Regina - ti prometto altari e statue d'oro e buone azioni finchè campo!", pregava buttata sotto il crocifisso della cappella privata. Prepararono anche balli e mascherate e tutto quanto era in loro potere per distrarlo. Il principe niente, continuava a starsene solitario, seduto nella sua poltrona, serio e musone come se fosse un vecchio senza nessun futuro. Furono invitati a corte mimi, pagliacci e ballerini per farlo divertire, ma egli, anziché lasciarsi contagiare dall'ilarità, scoppiava in un pianto dirotto e si tappava nella sua stanza.

Un giorno una vecchia che sapeva come va la vita, disse al re: "Se tieni alla felicità di tuo figlio devi trovare un uomo felice e togliergli la camicia. Attento che subito, calda calda, bisogna farla indossare al principe”.
Non aveva finito di uscire il fiato quella saggia vecchia che per tutto il regno furono mandati alla ricerca di quella camicia della felicità. Uno dei ministri, girando per la contrada, vide un pecoraio dall'aria serena, che suonava lo zufolo.  Si fermò e gli disse: “Tu, sei felice?" "Non mi lamento! Mi basta poco... l'importante è la salute!", rispose il pecoraio.  "Ti farebbero comodo un po' di monete?" e senza aspettare la risposta del giovanotto, "Eccoti tutti questi soldi in cambio della tua camicia”. Gli sbottonò la giacca e si avvide che non aveva nessuna camicia.

L'uomo felice non portava camicia.
Le ricerche andarono avanti, ma nessuna traccia della felicità.

    Un giorno che ricorreva il santo del Principe, tutta la gente del paese gli portò regali su regali ma egli, scostante, li respinse.  Si presentò anche un mago che portò un cavalluccio a dondolo, sembrò interessato il giovane nobile, ma dopo averlo osservato attentamente, averlo fatto dondolare con una leggera spinta… il suo interesse svanì e: “Regale padre, voglio la felicità!”, disse allontanandosi nervosamente.   

Il Re, subito, chiamò i ministri a consiglio e tutti, dopo aver a lungo meditato, ammisero di non sapere come e dove si trovasse questa felicità.  Allora il re, disperato, disse al ministri di cercare il mago e di avvertirlo che se non avesse indicato lui il modo per ottenerla gli avrebbero tolto la vita.

Il disgraziato mago, in presenza dei ministri, rispose al re: “Uccidimi pure, Maestà, ma io non te lo so dire”.

Il sovrano, amareggiato, si mise personalmente in cammino e aveva percorso meno di un miglio quando sentì una voce che usciva da una pagliaio: “Io sì, io sono felice dello stato in cui mi trovo”.

Il re spinse la porta ed entrò.  Vide una bambina distesa sopra un letto e una mamma che le teneva un fazzoletto umido sulla fronte.

Alla piccola il Re domandò: “Sei tu che hai detto di essere felice?” “Sì, signore” fu la risposta. “E non maledici Dio che ti ha ridotto in queste condizioni?”

“No, signore.”

Il sovrano abbassò il capo, richiuse lentamente la porta dietro di sé e da quel giorno rinunciò a tormentarsi per le stupidaggini di suo figlio.

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