PREMESSA
(Fiabe raccolte a Borgo Croci)

La serie di fiabe, favole, racconti religiosi, racconti umoristici ecc., che vi presentiamo, è stata quasi interamente raccolta tra i terrazzani (di Borgo Croci).

Essi hanno, da sempre, ricevuto da bisnonni, nonni, genitori e dal parentado, alcuni "blocchi informativi" funzionali alla risoluzione di problemi esistenziali e alla formazione educativa dei soggetti.

Per quel che riguarda l'aspetto esistenziale ritroviamo soprattutto il formulario delle credenze e i riti magici; l'intervento educativo è costituito dalle fiabe, dalle favole, dai racconti religiosi, moralistici, ecc.

Durante il lavoro di raccolta ho notato che i terrazzani non riuscivano a distinguere nettamente i confini tra realtà ed invenzione; anzi, per essere più precisi, erano più propensi a credere vere le fiabe e le altre forme di narrativa popolare, piuttosto che frutto della fantasia. Forse una causa di quello che si è detto la ritroviamo nelle parole di Italo Calvino: «[...]le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi d'un destino [...]».

Quando ho indicato i racconti religiosi col termine «favolette», i terrazzani mi hanno rimproverato ricordandomi che sono «Cose di Dio»; fatti realmente accaduti quando Gesù Cristo «camminava sulla terra» anche se non vengono menzionati, per niente nel Vangelo).

L'accettazione del patrimonio tradizionale (a livello magico e religioso, a livello di narrativa popolare, ecc.) avviene, purtroppo, in maniera piuttosto acritica, cioè senza distinguere le componenti positive da quelle negative, frenanti lo sviluppo culturale e sociale.
Mentre la tradizione crea canali vitali per lo sviluppo della vita sociale, presenta (nel contempo) anche una serie di ostacoli alla crescita armonica della personalità dell'individuo.
Perché raccogliere fiabe e racconti popolari? Perché sono di un'importanza fondamentale negli ambiti educativi scolastici, domestici, del tempo libero, ecc.; soprattutto la fiaba.

I terrazzani mi hanno riferito che le fiabe venivano ascoltate sia dai bambini che dagli adulti. Questo fatto trova conferma in una delle riflessioni di Bettlheim: la fiaba parla a livelli diversi a bambini ed adulti.
A livello simbolico nella narrativa popolare i numeri dispari 3, 5, 13, ecc. sono molto importanti (come lo sono d'altra parte nel mondo magico).
Il numero 3 in genere ha un'importanza simbolica particolare. È il numero che si riferisce alla Trinità, ma è anche il numero degli elementi della vita: la terra, l'aria, l'acqua (presenti nella fiaba «Le tre vesti» appunto simboleggiati dai tre vestiti), dei diversi aspetti della personalità di ciascun uomo (Es, Io e Super-Io), rilevabili attraverso una lettura psicanalitica della fiaba.

Nel materiale che presentiamo ci sono numerosi riferimenti alla realtà specifica della Capitanata. Si ritrovano molti nomi dei paesi della provincia di Foggia e del Capoluogo stesso, attrezzi in uso nel suddetto territorio, elementi dell'ambiente geografico (paludi, marane, ecc.) e personaggi (terrazzani, abruzzesi, ecc.) della Daunia.
Tutto questo, però, ormai è noto, non può far ritenere una fiaba come caratteristica di un luogo preciso (per questo motivo diciamo nel titolo del libro «Fiabe raccolte a Borgo Croci» e non di...).

Italo Calvino, al riguardo, presentando la sua raccolta afferma: «Se di ciascuna fiaba io seguo una versione raccolta in una data località o regione, ciò non vuol assolutamente significare che quella fiaba è di quel luogo. Le fiabe, si sa, sono uguali dappertutto. Dire "di dove" una fiaba sia non ha molto senso [...]».

Per fare un esempio che c'interessa da vicino, possiamo considerare i nostri racconti religiosi di Gesù e San Pietro, alcuni dei quali li ritroviamo nelle «Fiabe italiane» di Calvino come raccolte in Sicilia e in Friuli.

A conclusione di questa sintetica premessa vorrei invitare gli insegnanti, gli operatori del tempo libero, i genitori, i nonni, ecc., a riscoprire il valore didattico-pedagogico della fiaba.
Nella scuola, in modo particolare, bisogna farle ascoltare (ripetendo più volte la stessa fiaba e stando accorti a soddisfare particolari richieste dei bambini), studiarle nella struttura e nelle diverse funzioni, per arrivare con molta naturalezza alla creazione delle stesse da parte dei bambini. Il tutto possibilmente inserito in un discorso interdisciplinare (fiaba - musica - fiaba - drammatizzazione - fiaba - disegno ecc.), in un processo didattico che vede la fiaba arricchita dagli altri linguaggi, o che utilizzi quest'ultimi come verifica della reale comprensione dei diversi "ingredienti" del racconto (uso del disegno e della drammatizzazione come verifica della comprensione).

                                        ANGELO CAPOZZI

 

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