CASSIERI
NOTA
DEL TRASCRITTORE
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La sostanziale
fedeltà ai superstiti racconti orali delle nostre campagne non ha impedito al
trascrittore di inserirsi, con la dovuta discrezione lessicale, nel circuito dei
singoli apologhi, come chi, ascoltando novellare in gruppo, si trova poi a
ripetere altrove, in altra luce, le medesime storie, introducendovi i suoi
gesti, i suoi appoggi di voce, le sue 'rifìniture'».
Del
resto, l'arcaico spessore delle favole trascelte è garantito, supponiamo, molto
più dagli stereotipi in bianco e nero propri delle economie povere e anzi
poverissime, dall'umile fantasticare dei protagonisti (agenti e agiti in spazi
minimi alla maniera dei miracolati delle tavolette votive) che dalle cadenze in
lingua subliminale, pur sempre mimetiche del sillabario d'origine.
Certo,
ci piacerebbe che anche il lettore di oggi, avvezzo ai tepori della fiaba 'classica',
indovinasse il filo di calce viva che lega questi frammenti magmatici e
scoprisse, attraverso la parola scheggiata del favoleggiatore, l'area culturale
di provenienza: per esempio, la scarsa incidenza simbolica e il periodare
monodico, ossessivo, dell'uomo del Tavoliere; le concrezioni fonetiche delle
Murge e dei paesi carsici di confine; il fraseggio brioso del barocchetto
martinese o, sebbene più raro, il friabile arzigogolo salentino.
Ci
riterremmo tuttavia ugualmente paghi del risultato se, nella inevitabile
interazione dei nuclei tematici sparsi nel territorio nazionale, la favolistica
apula riuscisse a fornire un'immagine omologa alla regione che la comprende; la
regione, ricordiamo, più estesa, sudorientale e disertata (almeno fino alla
lunga marcia del 'popolo di formiche'») della penisola.
g.c. |
